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di Nicolò Abbattista e Christian Consalvo

“Sta la Madre dolorosa presso il legno lacrimosa mentre pende il Figlio.”

Jacopone da Todi poeta

Questo verso d’apertura del canto liturgico “Stabat Mater” al suo interno racchiude il senso di perdita e di dignità di tutta la famosa preghiera. Un verso straziante per la forte crudezza, ricco di suggestioni e parole evocative, che hanno dato il via alla creazione del solo coreografico.

Singolare e significativa è la scelta del verbo iniziale quello che apre il lungo martirio di questa donna: “Sta”.

Ed è proprio sul concetto di “stare” che si concentra il processo di ricerca. Una stasi che lentamente crepa il corpo e l’anima, mentre si cerca di resistere al collasso, a questo vuoto dilagante che invade e trascina sempre più giù.

Nelle qualità contrastanti, ricercate con frenesia e disegnate nello spazio, si cerca di raggiungere una qualche forma di equilibrio palesemente irraggiungibile. Sono la fragilità e la forza il binomio a cui non può rinunciare chi attraversa un lutto per sopravvivere.

La coreografia allo stesso tempo è anche un dialogo continuo con lo spettatore: di chi è la colpa? Chi è stato a relegarmi a questo dolore? Perché io e non voi? Come sopravviverò?

E se a metà della composizione originale il fedele prega la Madre di donare a lui un po’ del suo dolore per alleggerirla di tale sofferenza, qui è la danzatrice che riversa sul pubblico un fiume di sentimenti, colpe, invocazioni d’aiuto e ricordi, in un pathos crescente ed incessante.

La musica, composta appositamente per la performance, è una riscrittura inedita dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi. Una riscrittura in cui del classicismo originale rimane soltanto l’eco lontano mentre si viene guidati in scena da suoni stridenti e beat ossessivi.

La maggior parte del materiale audio è rielaborazione o modifica dei campioni audio originali, persino le parti più ritmiche e percussive hanno avuto origine da questo. Se la prima parte antecedente allo Stabat è aritmica e sospesa, a parte brevi momenti incalzanti, il resto dell’opera musicata è una ripresa dei timbri del 700’; gli archi, il clavicembalo, i fiati, le voci e l’organo. Questi timbri vengono però stravolti da una serie di processamenti quali distorsione e sintesi granulare per aggiungere una pasta contemporanea. Gli stessi modelli armonici hanno spesso un forte richiamo armonico alla scrittura tardo barocca che però sempre più frequentemente viene rimodellata secondo canoni e forme moderne.

Insieme alla danzatrice si vive un momento di sospensione e spaesamento: una velocità incalzante, un dolore che rimane, un’elaborazione del lutto irraggiungibile, un’inaspettata ricaduta.

RASSEGNA STAMPA:
ALTRE REPLICHE:
  • 26 marzo 2022, Chiesa della Madonna della Pace (Festival Inflammatus) – Molfetta (BA)

ANNO
2021

COREOGRAFIA
NICOLÒ ABBATTISTA

DRAMMATURGIA
CHRISTIAN CONSALVO

MUSICA
FILIPPO RIPAMONTI

DURATA 12” 

CON
Laura Volpe

PRIMA RAPPRESENTAZIONE
3 luglio 2021, Estate Sforzesca, Castello Sforzesco – Milano