Taboo è un attraversamento fisico dell’identità.
Un corpo in scena che espone il proprio processo di definizione, perdita e ridefinizione come esperienza concreta, instabile e contraddittoria.
Il danzatore abita la confusione, il desiderio, la trasgressione e la necessità di darsi un nome. Ogni gesto è una scelta, ogni trasformazione comporta una rinuncia. Il genere non è un punto di arrivo, ma una tensione continua tra ciò che si è, ciò che si è stati e ciò che si decide di diventare.
Taboo mette in crisi l’idea stessa di identità come categoria fissa.
In scena resta un corpo che cerca, sperimenta, cambia e che nel farlo espone la fragilità e la libertà radicale dell’autodefinirsi e dell’autorappresentarsi.


